giovedì 6 maggio 2010

Lunedì 24 maggio alle ore 10:00

Antonino Infranca, 
Giuseppe Nicolaci e Cosimo Scordato 
presenteranno 
"Venti tesi di politica" 
presso L'Aula seminari Fieri 
dell'Università di Palermo

Viale delle Scienze, 90128 Palermo

In collaborazione con il Dipartimento di Filosofia, Storia e Critica dei Saperi
e il Centro interdipartimentale CIsap "Forme di produzione e trasmissione del sapere nelle società antiche e moderne"

domenica 21 marzo 2010

"Schegge di Demos": Il Manifesto su Enrique Dussel

Recensione pubblicata il 20/03/2010 sul Manifesto:

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100320/pagina/11/pezzo/274122/

martedì 5 gennaio 2010

Recensione di Aldo Meccariello pubblicata su Liberazione del 27 dicembre 2009



Enrique Dussel, Venti tesi di politica, a cura di A. Infranca, Asterios, Trieste 2009, pp. 192, €. 19


di Aldo Meccariello


Di Enrique Dussel, filosofo argentino che vive da molti anni in Messico, padre della filosofia della liberazione e raffinato commentatore dell’opera di Marx, esce in questi giorni in Italia un libro – Venti tesi di politica, (traduzione e introduzione di Antonino Infranca, Asterios Trieste 2009, pp. 187, €19,00) – che raccoglie scritti appartenenti alla cosiddetta “seconda produzione teorica” dell’Autore iniziata con Etica de la Liberación e proseguita con la ciclopica Politica della Liberación. Solo da pochi anni il mercato editoriale italiano ha cominciato a scoprire questo prolifico e robusto pensatore latino americano, al punto che oggi circolano nel nostro paese almeno nove volumi (Etica comunitaria, Storia della chiesa in America latina, Filosofia della liberazione, La chiesa in America latina, L’occultamento dell’altro, Un Marx sconosciuto, Filosofia della liberazione ed etica della comunicazione, La Pedagogica della Liberazione, L’ultimo Marx) che un po’ costituiscono la summa della sua proposta teorica e politica di liberazione. Le 20 Tesi di Politica sono un parziale estratto della Politica della Liberación e contengono provocatoriamente una teoria e una prassi di liberazione per le generazioni del XXI secolo. Nella forma trascinante ed esplosiva delle tesi che evocano un’illustre tradizione del pensiero critico da Feuerbach a Marx, da Lenin a Benjamin, il filosofo argentino tenta di delineare una rifondazione della politica intesa come praxis, come attività nella quale i rapporti fra gli uomini siano fondati sulla giustizia effettiva e l’uguaglianza reale che però deve passare attraverso una ridefinizione anche dei suoi termini, dei suoi campi, e delle sue sfere. A tal fine egli indica nei movimenti di liberazione che oggi stanno scotendo l’America latina (il movimento del lavoratori Sem Terra, i Forum sociali, Chavez e Lorales, i governi di centro-sinistra in Cile, Argentina e Brasile) un laboratorio sperimentale e creativo, uno spazio politico di grandi potenzialità anche per il Primo mondo e soprattutto per la sinistra europea.
Il nucleo originale delle tesi è costituito da quello che Dussel chiama il potere obbedienziale (tesi 4), che è una novità assoluta e destrutturate nel lessico politico tradizionale poiché la concezione del potere è declinata come ob-bedienza nel senso che «ascoltare colui che si ha davanti», cioè obbedienza è il compito prioritario che deve esercitare colui che rappresenta il popolo , colui che compie la funzione di un’istituzione politica. Per Dussel, essere chiamati dalla comunità, dal popolo è la vera vocazione di colui che si sente convocato ad assumere la responsabilità del potere.
Chi comanda è eletto per esercitare in forma delegata il potere della comunità. O in altri termini, l’uomo politico comanda solo alla condizione che stia obbedendo.
Il rischio è che questo potere per delega si autonomizzi e che il rappresentante dimentichi il rappresentato, dimentichi cioè che il potere è obbedienza e abdichi a quella funzione etica di servizio dell’uomo politico verso quelli che sono la fonte del suo potere. Nel discutere questa concezione dusseliana del potere si è tentati di fare qualche riferimento all’Italia dì oggi sempre più gravemente infetta dalla pulsione totalitaria di un uomo che ha fatto della corruzione e del comando i perni essenziali della sua azione politica. Dussel descrive con straordinaria efficacia il fenomeno della feticizzazione del potere (tesi 6) che consiste in una “Volontà-di-potere” come dominio e controllo illimitato sul popolo, sugli altri, sui deboli, che «comincia con l’avvilimento soggettivo del singolo rappresentante, che ha il gusto, il piacere, il desiderio, la pulsione sadica dell’esercizio onnipotente del potere feticizzato sui cittadini disciplinati e obbedienti» (p.67). Esito di questo processo sono la corruzione e l’infiltrazione di poteri criminali nell’azione politica..
L’analisi dusseliana che fa sempre leva sulla situazione di sudditanza dei popoli del terzo mondo dal primo mondo ha l’indubbio merito di focalizzare limiti e fragilità delle democrazie liberali e rappresentative a partire dall’inadeguatezza della nozione stessa di democrazia che, per lo meno, va rigenerata o risignificata come lasciano intendere anche i recenti e stimolanti contributi di Jean Luc Nancy, La verità della democrazia e di Jacques, Rancière, L’odio per la democrazia, entrambi editi da Cronopio.
A fronte della continua sussunzione degli strumenti di governo da parte di agenzie globali, formali e informali, la crisi della democrazia rappresentativa è un fatto irreversibile. Il popolo - scrive Dussel - invece di essere servito dal rappresentante, diventa il suo servitore. Appaiono le elite o la classe politica come autoreferenti senza rispondere più alla comunità politica (p.79).
La democrazia per Dussel, così come oggi è, cioè meccanismo di procedure, istituzionalizzazione delle mediazioni, governabilità, non può più funzionare o almeno non appare più come un sistema credibile di garanzia e dotata di anticorpi per far migliorare la vita umana della comunità e del popolo. Risulta fondamentale la distinzione dusseliana in campo politico tra la potentia cioè il potere del popolo, il potere in sé (tesi 2) e la potestas che è il potere fuori di sé, il potere organizzato, istituzionalizzato (tesi 3) per meglio afferrare termini come campo politico o azione politica strategica. Quando la potentia si oggettiva o si aliena nel sistema delle istituzioni politiche, viene a mancare, a svuotarsi il potere dal basso, cioè il potere liberatore del popolo (tesi 12).
Popolo e popolare (tesi 11) nel linguaggio dusseliano non hanno nulla a che vedere con le concezioni estetizzanti e romantiche che hanno plasmato il lessico culturale e politico europeo degli ultimi secoli. L’Autore si preoccupa di sottolineare che il popolo è una categoria strettamente politica che ingloba l’unità di movimenti sociali, di classe, di pratiche antagonistiche in lotta; quindi, un attore politico collettivo capace di rappresentare una vera alternativa per il futuro. Ritorna in questi passaggi un tema molto caro a Dussel sin dai tempi della sua lettura del Capitale di Marx che è quello dell’etica come l’a priori per una critica dell’economia politica poiché la lotta per l’emancipazione è sempre una lotta per il riconoscimento della vita umana degli oppressi e degli sfruttati, della loro volontà-di-vivere. La nobile funzione della politica presuppone l’etica o per meglio dire un riaggiornamento degli imperativi categorici kantiani che Dussel rinomina come “postulati politici” capaci di orientare la prassi e sostenere l’azione politica in ogni sfera di sua competenza. Nel tracciare una tipologia dei postulati (ad esempio, il postulato politico nella sfera ecologica è garantire perpetuamente l’esistenza della vita sul nostro pianeta mentre quello nella sfera economica è preservare il tempo della vita umana attraverso la “riduzione della giornata lavorativa” e così via), Dussel assume la dignità della natura umana come criterio assoluto di ogni normatività. E se è vero che ogni prassi trasformativa deve partire da un’opzione etica prima ancora che politica (tesi 16), è altrettanto vero che è assai difficile estrarre dal pensiero di Dussel, che continua rimanere impigliato nelle maglie di un messianesimo popolato di molti Messia latino-americani, indicazioni strategiche ed operative per la sinistra europea (in specie quella italiana) oggi più che mai in affanno nella costruzione di un ordine futuro.
Ma questo è il tema di una nuova riflessione.




giovedì 10 dicembre 2009

20 Tesi di politica in "Critica marxista"

La recensione di Lelio Porta pubblicata nell'ultimo numero di Critica marxista, n. 5, settembre/ottobre 2009, Dedalo, Bari.


La politica per Dussel
La filosofia politica non è separabile dalla filosofia in quanto tale, eppure di questa costituisce un aspetto particolare in quanto affronta tematiche legate alla vita degli uomini in società. Diverse sono le definizioni della filosofia politica: può essere descrizione dell’ottimo Stato e del suo fondamento, oppure della struttura di potere di un governo e della sua cultura politica. Oppure la filosofia politica può porsi la questione se debba esistere uno Stato qualsiasi, oppure può adoperarsi nella comprensione e nella formulazione di un giudizio sulle teorie politiche opposte, oppure può esprimere un giudizio sui regimi politici avendo come obiettivo la valutazione dei meriti propri di ciascuno di essi. Poi, al tirar delle somme, il cuore della filosofia politica è la domanda sull’obbligo politico, ossia sul perché uomini facenti parte di una società debbano obbedire al potere politico, cosa lo giustifichi, in che modo lo Stato lo eserciti e attraverso quali leggi. E, in ultimo, come si può conciliare la libertà politica con l’obbligo politico? Il più noto filosofo latinoamericano, Enrique Dussel, affronta queste questioni in un lavoro suggestivo e al tempo stesso denso e complesso: 20 tesi di politica. Per comprendere e partecipare (Trieste, Asterios Editore, 2009, pp. 187), introdotto e tradotto da Antonino Infranca. Avendo come oggetto la situazione politica dell’America latina, e in specie quella delle nuove democrazie, ossia i paesi di Chavez e Morales, il lavoro affronta questioni teoriche e questioni pratiche che, tutto sommato, potrebbero essere ricondotte all’universalità del problema della democrazia e della sua salvaguardia anche nelle zone più sviluppate del mondo capitalistico. Mi sembra che il punto di avvio della riflessione debba essere rinvenuto nella presa d’atto del doppio fallimento, da un lato, del capitalismo e, dall’altro, del socialismo reale. Dussel non si arrende di fronte alla possibilità che l’unica soluzione sia la forma selvaggia che il neocapitalismo ha assunto nel mondo globalizzato e suggerisce la ricerca di una terza via. Di questa terza via vengono indicate le basi concettuali nella prima parte del lavoro. Qui Dussel discute, nel senso che sottopone a critica, il concetto di delega che è tipico delle democrazie occidentali e che proviene dalla tradizione liberale. Il filosofo parla di delega come «potere obbedienziale» (Infranca spiega che l’aggettivo è un neologismo che unico può rendere nella nostra lingua ciò che Dussel intende). La comunità, il popolo (si badi, non la classe) ha un potere definito «potentia»; l’esercizio di questo potere è delegato alla «potestas», ossia alle istituzioni le quali, il più delle volte, trasformano tale delega in un feticcio (il feticcio del potere che trasforma ciò che è vivo in ciò che è morto), in una sorta di idolo non più al servizio del popolo e della sua volontà,ma al servizio degli interessi personali del delegato.
Per evitare che questo accada, il filosofo introduce il concetto di «potere obbedienziale», ossia, riprendendo la lezione del Chiapas, «coloro che comandano devono comandare obbedendo». L’obbedienza di chi esercita il potere sta nel fatto che il governante deve ascoltare colui che ha davanti.
La proposta è certamente suggestiva e costituisce una novità nell’ambito della filosofia politica tradizionale, anche perché frutto della riflessione di un intellettuale che vive la sua realtà, la realtà degli oppressi sudamericani e di un continente nuovamente sottoposto alle violenze del capitalismo selvaggio e liberista, con passione e con partecipazione intense. Insomma, una nuova forma di democrazia diretta che si coniughi in qualche modo con la democrazia rappresentativa ma che sfugga alle trappole della cristallizzazione in forme del potere burocratizzate e, perciò, in odore di totalitarismo, seppure in senso lato. Lo stesso Dussel, però, fa nascere un dubbio quando, soprattutto nella seconda parte del suo lavoro, la parte operativa, ossia quella nella quale la politica diventa prassi, usa con una certa continuità la seguente espressione: «logicamente pensabile, empiricamente impossibile». Insomma, una prospettiva utopistica, o almeno una prospettiva nella quale l’utopia ha un ruolo di primaria importanza. Si può pensare una soluzione della questione dell’obbligo politico nei termini del «potere obbedienziale», ma lo stesso Dussel fa presente che l’applicabilità è difficile. Seppure il filosofo non faccia menzione del perché, sembra di poter rispondere dicendo che tutto va ricondotto alla natura umana; la risposta è quindi in quel libro che non dovrebbe mai essere trascurato (e Dussel, infatti, lo cita continuamente), e che è Il Principe di Machiavelli. Lì dove, come aveva acutamente notato il nostro Gramsci (molto citato da Dussel), non si indica soltanto il modo per conquistare il potere e mantenerlo, ma soprattutto si insegna a chi non sa, ossia al popolo, come si conquista il potere, quale sia il prezzo di tale conquista in termini di sangue e di vite umane: per evitare che le strade siano continuamente lastricate di sangue, Dussel propone il «potere obbedienziale»: Hic Rhodus, hic salta!

Lelio La Porta





giovedì 3 settembre 2009

Associazione Culturale Alternativ@Mente

www.alternativamente.info

VENERDI 11 SETTEMBRE ore 18:30
Centro-Socioculturale
Via dei Castani, Grottaferrata

Presentazione del libro del filosofo Enrique Dussell:
“20 tesi di politica”

edizioni Asterios

intervengono:
Toni Infranca, traduttore e curatore del libro
Lelio La Porta, docente di filosofia
Aldo Meccariello, docente di filosofia

Introduce e coordina
Enrico Del Vescovo, presidente di Alternativ@Mente